There is no sushi, no Corso Como



Per il suo compleanno, ho comprato all'Ingegnere un paio di All Star di un bianco immacolato e abbagliante che mi è costato lunghi minuti di attenzioni non richieste da parte dei commessi di Foot Locker: "Non è che vuoi il prodottino per pulirle? Lacci di ricambio? Sottopiedi? Ma ci sono i pacchi da 12 di calzine scontati che sicuramente...". Insomma, avete capito.
Dopo essere invecchiata là dentro ed essermi pentita più volte di esserci andata, ho comprato una carta da regalo di un grigio argentato che secondo me ricordava un aeroplano.
Appena ho iniziato a impacchettare le scarpe, però, quella carta fighissima ha rivelato la sua subdola natura. Sorvolando sul fatto che si stropicciava anche con lo sguardo, ho dovuto rifare il pacchetto per tre volte e tutte e tre le volte gli spigoli della scatola delle scarpe hanno rotto la carta. Per il quarto tentativo non ne rimaneva più. A quel punto, avevo i nervi a fior di pelle e solamente carte con i fiocchi di neve o le renne in casa.
Ora, se c'è una cosa che so fare è raccontare storie. Non balle, ma quel genere di storie in cui non c'è niente che non sia vero, anche se tutto sembra in qualche modo più carino.
Va bene, sono un po' paraculo. Però funziona quasi sempre.
L'Ingegnere e io stiamo insieme da quasi tre anni, quindi ormai non è più così facile da raggirare.
Mi sono ugualmente presentata con una scatola di scarpe nuda e tappezzata di post-it (sì, di post-it) scritti a penna viola.
Per giustificare tutto ciò, gli ho raccontato una storia di circa 40 minuti.
Alla fine è andata bene.

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